IL VANGELO SECONDO LO SPIRITISMO

Allan Kardec

Sei in: IL VANGELO SECONDO LO SPIRITISMO > Capitolo XXV - CERCATE ETROVERETE > Aiutati, e il cielo ti aiuterà > 2
2. Dal punto di vista terreno, la massima cercate e troverete è analoga ad aiutati, e il cielo ti aiuterà. È il principio della legge del lavoro e, di conseguenza, della legge del progresso. Perché il progresso è prodotto dal lavoro e perché il lavoro mette in azione le forze dell' intelligenza.

Agli albori dell'umanità, l'uomo impiega l'intelligenza solo nella ricerca del nutrimento e dei mezzi per mettersi al riparo dalle intemperie e per difendersi dai nemici. Ma Dio ha dato a lui qualcosa di più che agli animali, ossia il desiderio incessante di progredire. È questo desiderio che lo spinge alla ricerca dei mezzi per migliorare le sue condizioni, che lo porta alle scoperte, alle invenzioni, al perfezionamento della scienza, poiché è la scienza che gli procura ciò di cui necessita. Attraverso le ricerche, la sua intelligenza si evolve e la sua morale si purifica. Ai bisogni materiali seguono quelli dello spirito. Dopo il nutrimento materiale, ci vuole quello spirituale. Ed è così che l'uomo passa dallo stato selvaggio a quello della civilizzazione.

Ma il progresso che ogni uomo compie singolarmente durante la sua vita è ben poca cosa, persino impercettibile per la maggior parte di essi. Come potrebbe allora l'umanità progredire senza la preesistenza e la resistenza dell'anima? Se le anime se ne andassero ogni giorno senza più ritornare, l'umanità si rinnoverebbe incessantemente, con gli elementi primitivi, e tornerebbe a dover fare tutto e impararetutto. Pertanto non si spiegherebbe perché l'uomo è oggi più avanzato che nelle prime età del mondo se dovesse a ogni nascita ricominciare daccapo tutti i lavori intellettuali. L'anima, al contrario, ritorna con il suo bagaglio di progresso compiuto, acquisendone ogni volta di più. Essa passa così, gradualmente, dalla barbarie alla civilizzazione materiale e da questa alla civilizzazione morale (vedere cap. IV, n. 17 di quest'opera).

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